Carlo Levi

Associazione Culturale "Centro Carlo Levi" Matera

Carlo Levi - Lucania '61 (particolare)

Data

Da martedì 26 novembre 2019 a mercoledì 27 novembre 2019

Tema

CARLO LEVI E LA CRISI DELLA CIVILTA’

Approfondimento

PROGRAMMA DELLE ATTIVITA’ 2019-21

ATTUALITA’ DEL MESSAGGIO LEVIANO NEL MEZZOGIORNO CONTEMPORANEO

Settore: TESTIMONIANZA

 

DATA

26-27 novembre 2019

Sala Levi – Palazzo Lanfranchi – Matera

 

TEMA

CARLO LEVI E LA CRISI DELLA CIVILTA’

Riflessioni su “Paura della Libertà”

 

Le regressioni che portarono le società di massa a sottomettersi a regimi totalitari sono l'argomento di Paura della libertà, il primo libro scritto da Carlo Levi, esule in Francia nell'imminenza della seconda guerra mondiale.

Tendenze regressive sono di nuovo attive ai nostri giorni.

Scritto settanta anni fa, il testo si presenta attuale e insieme ricco di prospettive future. (Stefano Levi Della Torre)

 

APPROFONDIMENTO

 

Il Centro Carlo Levi, in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi, il patrocinio e sostegno organizzativo della Fondazione Matera-Basilicata 2019, organizza il Convegno sul tema:

 

CARLO LEVI E LA CRISI DELLA CIVILTA’

Riflessioni su “Paura della Libertà”

 

Relatori:

 

Stefano Levi Della Torre

Ricorsi della paura, ricorsi della libertà

Sullo spessore antropologico e le lunghe durate delle vicende storiche. Confronti tra le tendenze espresse in Paura della libertà e la storia in corso. Rapporti tra il canto letterario di Carlo Levi e la sua pittura coeva.

 

Luca Beltrami

Una «nuova cultura che sia un evento poetico». Memoria letteraria e          

mitopoiesi in ‘Paura della Libertà’

Tenendo presente la mediazione di Vico e l’allontanarsi di Levi dallo storicismo crociano, la relazione si concentrerà su alcune memorie letterarie (Dante, Petrarca, Leopardi, Eluard), presenti soprattutto nei capitoli Amor sacro e amor profano e Le Muse, per ragionare sul tema della creazione artistica e dell’identificazione “amorosa” del sé con l’altro come affermazione di libertà e coraggio e come reazione alla paura su cui si fondano i regimi totalitari.

 

Marcella Marmo

Il deposito del confino tra Paura della Libertà e Cristo si è fermato a Eboli

Il tema, già in primo piano nell'autobiografia tracciata da Levi nella straordinaria lettera  all'editore del 1963, si articola intorno al cruciale incontro con l'arcaico che dal confino del 1935-36 si proietta nel saggio filosofico del 1939 e verrà al centro della narrazione nel Cristo del 1943-44. Accanto a esigui depositi memoriali realistici, tra i due libri viene a fuoco per un verso l'ermeneutica intorno al sacro primitivo, l'indistinto originario, la contemporaneità dei tempi; d'altra parte, una   scrittura confinaria radicalmente diversa, da "autoritaria" nel '39 a "democratica" nella prima Resistenza. La poetica per ossimoro di "invenzione della verità" permette al Cristo di aderire insieme agli snodi filosofici di Paura della libertà, e a una procedura narrativa fitta, assimilabile all'antropologia del Writing Culture.

 

Silvia Valentini

Dalla forma mitologica alla forma narrativa. Paura della libertà come chiave di lettura de L'Orologio.

Paura della libertà nel suo rapporto con l'opera letteraria di Carlo Levi e nel suo ruolo cruciale di testo fondante che contiene le chiavi di interpretazione dei libri e scritti successivi.  Come caso di studio, L'Orologio, per mostrare come si possa intravedere una complementarità tra le due opere e come ognuna sembri uscire illuminata dal confronto con l'altra.

 

Giacomo Corazzol

Alain, Carlo Levi e gli dèi

 Alain (1868-1951) fu un filosofo e intellettuale francese i cui articoli giornalieri e la cui lunga attività di insegnamento ebbero vasta influenza per tutta la prima metà del Novecento in particolare in Francia, ma anche in Italia, dove Sergio Solmi pubblicò una monografia su di lui (1930). In Paura della libertà e poi più tardi, in un ricordo post mortem, Carlo Levi dichiarava il proprio debito sia intellettuale sia umano nei confronti di Alain. L'intervento si propone di indagare le tracce del pensiero di Alain (e, segnatamente, del suo libro LesDieux, Gallimard, Paris1934) nell’opera di Carlo Levi.

 

Alberto Cavaglion

Esilio, carcere, confino. L'esperienza del sacro e la letteratura dell'antifascismo.

La relazione intende proporre una rilettura di Paura della libertà nel quadro della coeva letteratura antifascista in esilio, in carcere o al confino. Attraverso un confronto diretto fra le pagine di questo libro di Carlo Levi  e alcune pagine di Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginzburg, Vittorio Foa ed Eugenio Colorni, s'intende svolgere qualche osservazione preliminare sul diverso rapporto che questi autori intendevano stabilire fra politica ed esperienza religiosa, tradizione antica e urgenza della battaglia politica. Un dialogo a distanza, eterogeneo ma legato da alcuni denominatori culturali comuni, che vanno indagati uno per uno, sulle fonti esplicite e ancor più su quelle implicite al confine tra mitologia, Scrittura biblica, eredità modernistiche, filosofia.

 

Maria Cristina Barducci

Paura della libertà e soggettività femminile: riflessioni sull’identità della donna in Levi, in Jung e nella contemporaneità.

 

Girolamo  Imbruglia
Religione e paura in  Paura della libertà di Carlo Levi

Vico è una delle fonti principali di Paura della libertà di Carlo Levi. Vico ha mostrato nella Scienza Nuova che alla base del sentimento religioso v'era la paura, e che questa passione costituisce dunque al tempo stesso il fondamento della civilizzazione umana e la sua minaccia. Levi in quel libro, analizzando l'esperienza del sacro, riflette sulla possibilità di pensare una vita senza paura, senza sacrificio e senza sacro, senza religione, né sacra né civile, e perciò libera.

 

Filippo La Porta

Il sacro e la persona. Elogio dell'individuo oltre lo Stato-idolo e l'individualismo astratto: un confronto fra Carlo Levi e Nicola Chiaromonte

 

Mario Manfredi

La libertà tra paura e fuga. Carlo Levi ed Erich Fromm a confronto

Levi e Fromm scrivono rispettivamente Paura delle libertà e Fuga dalla libertà negli stessi mesi tra il '39 e il '40, quando la crisi di quella che Constant aveva definito la “libertà dei moderni” mette capo alla tragedia della seconda guerra mondiale. Si confrontano due prospettive teoriche e ideologiche diverse, accomunate però dall’idea che lo scacco della libertà non è solo un fenomeno dei regimi totalitari, ma della società di massa, dei suoi idoli e dei suoi miti antichi e nuovi. Confronto interessante, anche se si considera che i vantaggi offerti da questa prospettiva, in senso lato, antropologica vengono praticamente ignorati dalla rinnovata riflessione del dopoguerra sul tema classico della libertà politica, prevalentemente giocata sulla contrapposizione tra marxismo e liberalismo, come se si trattasse semplicemente di aggiornare il discorso sulla teoria dei diritti umani.

 

Giuseppe Mininni

Il coraggio dei miti nell'epoca delle passioni tristi.

Dinamiche psicosociali che in certi momenti storici sembrano spiegare il "disagio della civiltà" nella fuga dalla libertà.

 

A conclusione del Convegno, la sera del 27 novembre, proiezione di Lucus a lucendo, a proposito di Carlo Levi, opera cinematografica  della “Caucaso film” di Bologna, in compartecipazione con “Istituto Luce” di Roma, e la regia di Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi.