Carlo Levi

Associazione Culturale "Centro Carlo Levi" Matera

Carlo Levi - Lucania '61 (particolare)

Data

lunedì 30 novembre 2009 ore 18:00 - Centro Carlo Levi - Piazzetta Pascoli, 1 - Matera

Tema

I Malanni della Democrazia - Il futuro incerto delle democrazie liberali

Relatori

Francesco Fistetti Professore ordinario di “Storia della filosofia contemporanea” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari

Approfondimento

Si vuol provare a mettere a fuoco la crisi della forma-partito che abbiamo conosciuto nel ciclo politico del secondo dopoguerra, perché l’odierna disaffezione per la democrazia è una diretta conseguenza della perdita di attrazione del partito di massa tradizionale. Per restituire vitalità all’ideale democratico, per aprire una nuova stagione della democrazia italiana è necessario fare in modo che  la forma-partito  torni ad assolvere con uno spirito rinnovato e attraverso modalità inedite la funzione di pilastro del sistema democratico, che non a caso la nostra Costituzione gli assegna nel processo di formazione della volontà politica. Solo se sapremo alimentare la passione dell’essere-insieme in un’associazione volontaria come il partito politico, l’ideale democratico potrà riprendere vigore e con esso la coalescenza tra democrazia e partiti politici. Infatti, quando questa coalescenza o circolo virtuoso tra democrazia e partiti politici si è interrotto, siamo entrati in quella fase storico-politica delle società ipermoderne che possiamo definire con Colin Crouch  “post-democrazia” per indicare un insieme variegato e contraddittorio di sintomi che segnalano una “parabola discendente della democrazia” o un allontanamento dall’”ideale più elevato di democrazia”(p. 26): sintomi che comprendono “frustrazione” e “disillusione” come stato d’animo diffuso, l’affermarsi di minoranze potenti (élite economiche e lobby affaristiche) che condizionano il sistema politico ai loro scopi, la mutazione del ceto politico preoccupato principalmente di manipolare i bisogni della gente (attraverso la logica del marketing politico), la formazione di partiti personali, l’astensionismo in ascesa, l’evaporazione dei contenuti programmatici dei singoli partiti, l’accentuarsi di rivalità politiche meramente estrinseche o di facciata, e soprattutto la riduzione della participazione dei cittadini alla vita pubblica ad “una partecipazione manipolata, passiva e rarefatta”(p. 28). Se a questi sintomi aggiungiamo gli effetti negativi indotti dalla globalizzazione (la deregolamentazione della produzione, lo smantellamento progressivo del welfare State, la precarizzazione del lavoro conseguente alla fine del fordismo, la frammentazione delle figure sociali e così via), ci rendiamo conto di come la fase post-democratica conservi sì tutti gli elementi formali della democrazia, ma all’interno di un quadro profondamente mutato. La prerogativa dominante di questo nuovo contesto consiste nel fatto che il liberalismo si è staccato dalla democrazia con cui aveva convissuto per un intero periodo storico - che è stato quello dello Stato keynesiano-fordista (o Stato sociale di diritto che dir si voglia) - formando con essa un binomio indissolubile (la liberaldemocrazia). Quando il compromesso tra capitalismo e democrazia si è rotto, il liberalismo si è rivoltato contro la democrazia manifestando insofferenza per le regole che erano state pattuite come fondamento della convivenza sociale e del modo capitalistico di produzione-accumulazione.
I partiti possono tornare ad essere costruttori di democrazia se in essi gli individui tessono un legame sociale che non sia solo di parte, ma alluda ad una solidarietà tra cittadini di diversa estrazione religiosa, culturale, ideologica, che si riconoscono in una storia più o meno comune, in un ampio contesto solidaristico, formato da un “noi” non taylorizzato, come i collettivi dei partiti di massa di stampo ideologico, ma costruito anche su una logica del dono e della gratuità.

Disponibile in sede

CD Audio